Da Ismaele, e per rallegrarmi la mattinata, vengo a conoscenza di questo individuo, l’unico componente a quanto pare del gruppo Luci della centrale elettrica. In genere a me questi artisti che ti devono per forza mettere l’ansia non piacciono. Già mi basta l’ansia che ho, non ho bisogno di moltiplicarla anche accendendo la radio. Ma queste canzoni, i testi e il timbro della voce del cantante mi hanno ricordato Rino Gaetano, quello di Chi mi dice ti amo, chi mi dice ti amo, ma togli il cane, escluso il cane. E mi sono piaciuti. Ripeto, io sono più per quelle canzoncine spensierate della serie opowiedz mi o smaku chleba razowego z pastą awokado albo nie mów nic (“raccontami del sapore del pane nero con crema di avocado, oppure stai zitto”, il tutto felicemente musicato), ma a volte una leggera vena di inquietudine, come dire, la apprezzo.
La cosa bella è che oggi non è facile, in quel mare di offerta che chiunque aumenta di volume prendendo un microfono, una telecamera – o scrivendo un blog – e autoproducendo le sue personalissime cagate, non è facile dicevo incontrare qualcuno che è capace di dire cose come in passeggiate su spiagge deturpate le piazze sono vuote, le piazze sono mute, o faremo dei rave sull’enterprise farò rifare l’asfalto per quando tornerai senza che suoni banale o già sentito.
Questo post, oltre a essere velatamente autocritico, è una becera scusa per linkare Ismaele.

Io lo so che nessuno mi crederà, ma lo dico lo stesso: ieri sera, verso le sette e mezza-otto meno venti, sull’autobus della linea 8 ho visto una signora con una canottiera rosa: e fin qua tutto bene, visto che a Granada ci sono solo 30º C all’ombra, verso sera.
Si svegliò una mattina alle sei meno un quarto perché uno stormo di corvi e alcune cornacchie che sembravano impazzite volavano dal fiume verso il centro della città gridando e gracchiando. O almeno così pensava: in realtà giravano gridando e gracchiando solo sopra casa sua. Pensò che lo strano comportamento fosse dovuto a un terremoto, a una imminente catastrofe naturale, s’inquietò: poi si disse che si trattava di stupidaggini che si sentivano nei film. Uscì, lasciando che il gruppo di uccelli pazzi urlanti si concentrasse sul tetto della casa alle sue spalle.