18 abril 2011

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13 agosto 2010

Questo non è un ritorno

è solo una prova

18 agosto 2008

Si cambia sede

reloj.altervista.org/wordpress

è la nuova casa.

Ci vediamo là

F.

18 agosto 2008

Teoria del Sud

Vivere di fretta è un’abitudine pericolosa, perché ci rende dogmatici e nello stesso tempo ci impedisce di essere padroni delle nostre opinioni. Il dogmatismo è la fretta delle idee, l’allinearsi a discorsi già stabiliti al di sopra della nostra coscienza, il sacrificio della responsabilità personale sull’altare di una verità nazionalista, religiosa, mediatica o di partito. Chi vive di fretta dice la prima cosa che gli viene in mente, ciò che gli corre a fianco. Cioè cammina con la testa e pensa con i piedi. Se avessimo il tempo di pensare due volte a quello che diciamo e, soprattutto, a quello che ci dicono, sarebbe tutta un’altra storia. Senza cadere nella caricatura della pigrizia, ovviamente, è giusto rivendicare la lentezza del Sud come un ambito di responsabilità propria, l’unico ambito che permette le lunghe passeggiate e le buone decisioni. Nel Sud non devono aver fretta né i pensieri, né le macchine, né i nudi. La sensualità e la bellezza hanno bisogno del proprio tempo.

Il Sud come metafora di un certo modo di vivere non identifica, come dice Montero, uno spazio fisico in particolare. Il Sud è dapperutto, e dove non c’è, bisogna portarlo.

L’illusione paradisiaca che, per essere troppo affiancate, l’essenza e l’esistenza emettano un invito alla quiete, si è trasformata in facile battuta sulla pigrizia di certi giornalieri che, invece, dimostrano la propria capacità di lavoro emigrando nelle città del Nord. La battuta non fa solo riferimento alla situazione di una terra limitata dall’assenza di un’iniziativa economica, ma anche all’idea dell’esistenza marcata dal progressismo, la morale produttiva, la vertigine trionfalista del denaro e della fretta. E con tanta fretta nell’esistenza, non c’è essenza che resista.

Ma ormai, in Italia, tutto è Nord, tutto è fretta, tutto è produttività. Almeno a parole. Ma neanche solo a parole un intellettuale italiano si sognerebbe di scrivere e sostenere un discorso come quello di Luis García Montero: verrebbe rincorso per strada al grido di a lavurèr!.

Riusciremo a uscire da questo tunnel di ipocrisia? Io la vedo difficile.

da Luis García Montero, Teoría del Sur. El País 17.08.2008

Puoi vedere questo post anche qui.

18 agosto 2008

Estate

D’estate, si sa, si dicono cose di cui poi uno si pente. Ma neanche tanto “poi”, ci si sta pentendo proprio mentre si sta dicendole, ma le si sente uscire dalle proprie labbra quasi come fosse un altro a pronunciarle. Prendete ad esempio Bossi, poveretto. Si dicono cose così: in quel paesino non c’è neanche l’AIDSL , dalle undici alle cinque niente spiaggia ché ci sono troppi raggi HIV. A evidenziare la paura latente, anche nelle spensierate giornate estive, del terribile morbo. Salvo poi dire che il cantante dei Queen è morto di RDS.
Poveretto. Forse non lo passavano abbastanza e lui ci teneva così tanto.

Ma non c’è un correttore di bozze da borsetta? Tipo il barbiere della Proraso che veniva incluso nella confezione. Ne regalerei industriali quantità.

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10 agosto 2008

Que si me despisto despega sin mí

“Tu importancia ha sido la balanza
que ha cedido hacia tu lado demasiado, contaminado
por usarte sin pensarlo como algo que es tan raro,
como darte mis dos manos completamente entregado.

Echo de menos el sur, tocarte por allí, encontrarte de nuevo,
con sangre en las manos de algún corazón estropeado
por la vida, en plena Plaza Nueva, o andarme Gran Vía
desesperado por el tiempo, Zacatín abajo en plena procesión”.

Fran Fernández, Echo de menos el sur
9 agosto 2008

Olimpiadi 2008

Nan chi nell’antichità le Olimpiadi avevano il grande merito di fermare ogni guerra in atto, almeno per la durata della manifestazione. Magari la versione moderna di questo non bellicismo temporaneo è che a Pechino gli stadi sono tutti occupati e le esecuzioni massive vengono rimandate a più tardi. Comunque ho notato che alla Russia non gliene cale poi tanto, dello spirito olimpico.
Non ho guardato la cerimonia d’apertura per scelta, perché sentivo puzza di Berlino 1936 con tre milioni di corpi atletici perfettamente coordinati. Ho visto comunque alcune immagini, e le facce sofferenti dei cinesi mi ricordavano quelle dei bambini contorsionisti del circo (toh! cinesi anche loro) che cercano di sorridere con un gomito che gli fa contatto col piede. Ho cambiato canale.
Le gare, comunque, le guarderò: anche se oggi in una di ciclismo mi infastidivano un tantino le sentinelle dell’esercito a bordo strada ogni cinque metri. Spero che a Nadal e a Federer lascino almeno lo spazio dietro la linea di battuta per sollevare la racchetta.
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9 agosto 2008

Segui l’esempio

ćwierkać vi. imperf. – ćwierknąć cinguettare, chiacchierare: dzieci ćwierkały na podwórzu i bambini cinguettavano nel cortile

I bambini cinguettavano nel cortile.

Ma io te lo divelgo, questo dizionario. Un altro esempio così, e te lo divelgo.

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3 agosto 2008

Lista impegni

Rieccoci in terra Italiana. Berlusconi fa il suo solito show del “ma quanto mi fate lavorare”, e immediatamente spunta sui giornali l’ingrandimento della sua lista impegni, dove, guarda caso, appaiono di nuovo la Manna e la Troise, che guarda caso, proprio il giorno in cui scappa a Berlusconi di farci dare una sbirciatina alla sua agenda hanno in programma un incontro con lui. Tra l’altro, come nota Travaglio, la nota dell’incontro è stata aggiunta a penna a una lista tutta scritta a computer, scommetto cinque minuti prima che iniziasse la conferenza stampa.

E le migliori penne del giornalismo italiano giù a scrivere giocondi articoletti pungenti su quanto a berlusconi piacciano le giovani fanciulle, e su quanto trascuri la famiglia e il lavoro pur di ritagliarsi un minuto con esse. E giù, di nuovo, a parlare di Berlusconi, come burattini nelle sue mani: gli basta dire una parolina e zac! È di nuovo sulle pagine più lette dei quotidiani. Travaglio, per piacere, ritorni in sé.

3 agosto 2008

Gesuiti sull’orlo della scomunica

Sant’Ignazio da Loyola:

ora pro nobis

Io la scommessa ce la metto, caro Padre Nicolás, Papa Nero, Anticristo che non sei altro. Presto il Tedesco vorrà la tua testa su un piatto d’argento proveniente dalle miniere del rio Guaraná.

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