Posts tagged ‘apuros’

26 junio 2008

per favore

Qualcuno potrebbe spiegarmi questo?

Hm.

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19 junio 2008

Inequivocabili

E questo cos’è? Un sì alle coppie di fatto?

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18 junio 2008

Call the Police!

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11 junio 2008

L’uomo del Giappone e la donna del giaccone

donna del giappone.jpg Un giapponese trova una donna che abita nel suo armadio.
TOKIO — Incuriosito dalla misteriosa sparizione di alimenti dal suo frigorifero, un giapponese ha la sorpresa di scoprire una donna che viveva nell’armadio di casa sua da mesi.

L’uomo, un single di 57 anni, aveva deciso di installare una videocamera di sicurezza in casa sua, nella località di Fukuoka (ovest), per scoprire il motivo della sparizione di cibo dalla propria cucina.
E chiamò la polizia quando vide nelle immagini una donna che deambulava per la casa in sua assenza. “Abbiamo perquisito l’abitazione e abbiamo scoperto la donna insediata in un armadio”, spiegò il portavoce della polizia di Fukoka.
La donna, Tatsuko Horikawa, di 58 años, viveva nascosta nella parte superiore di un armadio, grande a sufficienza per alloggiare una persona sdraiata, dove aveva sisemato un materasso e varie bottiglie d’acqua.
La donna “spiegò agli investigatori che non aveva dove vivere. Sembra che abbia vissuto qui per un anno, anche se non sempre”, dichiarò il portavoce.
La donna è stata arrestata e la polizia sospetta che possa aver nascondigli negli armadi di altre case del quartiere.

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23 mayo 2008

rinvio a giudizio

Ciao.

Mentre io rifletto sul commento nº2, voi leggete questo.

24 abril 2008

Axolotl, réprise

L’animaletto fotograficamente citato poco fa non è, al contrario di quanto molti sarebbero pronti a giurare, una scimmietta di mare. È un Axolotl. Non ha niente a che vedere con il Qwerty. È un nome messicano.

Più che un animaletto l’Axolotl è un problema di identità, ed è tutta colpa di Cortázar. Julio Cortázar, oltre a essere uno dei più brutti esseri umani mai esistiti, era uno scrittore argentino, nato in Belgio e morto in Francia (però giuro che era argentino). Com’è noto, per essere un vero argentino bisogna essere affetti da schizofrenia bipolare: ne fu affetto Borges, ne fu affetto Perón, e Cortázar non poteva essere da meno: cosí un giorno decise di sdoppiare la sua identità e trasferire il suo più profondo essere a un ignaro axolotl che fluttuava in una vasca d’acquario del Jardin des Plantes a Parigi.

La teoria dei polisistemi ci insegna che fu un grave, gravissimo errore. Non si può travasare la propria psiche in un animaletto di origine messicana così come si travaserebbe una bottiglia di vino al bidoncino di plastica da cinque litri per andare in campeggio. No: il polisistema vasca è inscritto e correlazionato con il polisistema acquario, che a sua volta è in relazione interdipendente con il polisistema Jardin des Plantes – passibile, questo, di essere considerato come un rizoma nel complesso polisistema Parigi. Tutto questo Cortázar non l’aveva considerato.

È per questa ragione che quando cambiarono l’acqua di quella vasca dell’acquario del Jardin des Plantes l’axolotl Cortázar rimase intrappolato nel filtro, e quando un tecnico andò a pulire il filtro e trovò il corpo apparentemente senza vita di un axolotl, pensò che fosse una scimmietta di mare; il panico s’impossessò di lui, ed egli, incurante del fatto che potesse essere l’avatar di un geniale scrittore argentino, lo buttò nel cestino dell’immondizia. Era il 12 febbraio del 1984. La stampa, sotto la possente pressione del sindacato dei tecnici d’aquario, scrisse che si trattò di leucemia, ma il lettore implicito sa che non è vero.

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7 enero 2008

Diciamo forte il nostro sì all’introduzione di uccelli rapaci

 

01plattsmall.jpg

Il Libano è la mia terra promessa, nel senso che mi sono promessa di andarci. Ma per una cosa o per l’altra ho trovato delle difficoltà. Sul Libano si è detto molto, per cui non dilunghiamoci: terra di cedri, terra di fighetti, terra che offre il World Press Photo a un uomo e gli risolve la vita. Terra che produce dei fenomeni unici, come si è in questa sede già detto, e dei quali anche questa volta si è quasi obbligati a parlare.

Sì, ora ci arriviamo, agli uccelli rapaci. Partiamo un attimo da molto lontano.

È il 1986, e a Beirut impazza il conflitto civile. È il 1986, e a Bologna impazza il 29º Zecchino d’oro. Dodici brani in gara. Anzi, 13: perché all’ultimo momento arriva Nadina con la sua canzone di pace direttamente dalla guerra, da Beirut. “Vola Palombella” ha un testo un po’ inutile, ma ben venga la bambina della guerra. Finisce la trasmissione, la bambina della guerra torna a casa, e si perde nel mare infinito delle bambine libanesi (magari neanche tanto infinito perché di sicuro era cristiana, altrimenti all’Antoniano non ci avrebbe messo piede). Bla bla bla mare infinito, dicevo: e invece no. Mi è riemersa, la palombella, e continua a cantare libera nel limpido cielo di Beirut. Possiamo così osservare i gravi danni di una tremenda e lunghissima guerra civile.

Sì, sì, è davvero lei: devo ancora spiegare la necessità degli uccelli rapaci?

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3 enero 2008

Metámonos en líos

Le dije a un Profesor – o mejor, a El Profesor – que iba a hacer el comentario crítico de una poesía de Kavafis. Estoy intentando trabajar con la versión griega, dos traducciones españolas y una italiana. (Acabo de ver que Lluís Llach ha hecho una canción de esa poesía).

Por ahora no le encuentro la clave, y no quiero escribir obviedades. Eso significa que terminaré por escribir obviedades.

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